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Ambiente ed Ecologia
Intervento del
12 Maggio 2010
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DOPO ANNI DI SILENZIO LEGAMBIENTE PUGLIA PRENDE ATTO, COME SEMPRE SOSTENUTO DA ITALIA DEI VALORI, DELLO SCEMPIO AMBIENTALE E DEI DANNI ALL’AGRICOLTURA PROVOCATI DA MOLTI IMPIANTI EOLICI E SOLARI |
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Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni del presidente regionale di Legambiente Francesco Tantini apparse sugli organi di stampa.
“EOLICO E SOLARE SENZA REGOLE” - norme rigorose sugli impianti per fermare la selva di pale che mortifica il paesaggio rurale”
“La regione dovrebbe promuovere progetti su siti abbandonati che evitino aree naturalistiche e agricole come consentono gli incentivi”
“si alle fonti energetiche rinnovabili purché non siano invasive e rispettino il territorio soprattutto in Puglia prima tra le regioni italiane nella produzione di energia alternativa”
sull’eolico: “progetti sovradimensionati e pensati solo per ragioni economiche”
sul solare:”gran parte dei progetti è fatto di grandi impianti a terra con il rischio che molti agricoltori smettano di coltivare la terra per coltivare pannelli, assicurandosi in questo modo il canone d’affitto del campo messo a disposizione delle aziende e sottratto alle colture.
“pur dando atto alla regione Puglia di notevole impegno per regolamentare il campo energetico e semplificare i procedimenti autorizzativi degli impianti ritiene necessario che la regione definisca strumenti capaci di realizzare gli impianti fotovoltaici nei luoghi più compatibili”.
Come Italia dei Valori non possiamo che prendere atto con soddisfazione delle parole del responsabile regionale di Legambiente FrancescoTarantini.
La nuova amministrazione regionale vede il settore delle energie alternative nella responsabilità di persone di grande spessore morale e di sicura competenza quali il nostro assessore Lorenzo Nicastro (Ambiente) e l’assessore tecnico Angela Barbanente (Urbanistica e Paesaggio). Siamo convinti che essi porranno in essere tutto quanto necessario per salvare il patrimonio ambientale ed agricolo della nostra splendida regione .
Nondimeno proprio per la correttezza che caratterizza il nostro partito non si può non evidenziare che Legambiente solo oggi dopo anni di silenzio prende atto di questi problemi.
Dai documenti che seguono si potrà comprendere:
1) Anno 2007
Già nel 2007 il Circolo Legambiente di Carovigno (tutti i soci in seguito si dimisero per protesta.) presentò al congressso regionale il documento che segue:
Congresso 2007 – documento del Circolo Legambiente di Carovigno
omissis
L’intera vicenda sulle energie alternative (eolico e solare) è stata ed è gestita (da legambiente
N.d.R.) con
incredibile superficialità,
portando avanti il concetto
che tutto ciò che è solare
ed eolico deve accettarsi
senza quasi limiti e
riserve. Con questo
convincimento è stato per un
certo periodo imposto il
silenzio ai circoli
Legambiente di Puglia, onde
non creare equivoci sulla
posizione dell’associazione.
La sponsorizzazione da parte
di Legambiente Nazionale di
progetti presentati da
alcune società, per la
costruzione di centrali per
la produzione di
energia da fonti
alternative, ha fatto venir
meno le necessarie
condizioni per assolvere il
compito di vigilanza proprio
di Legambiente quando
attività imprenditoriali che
riguardano l’ambiente se pur
attivate nella giusta
direzione vedono interessi
per miliardi di euro e la
presenza di soggetti già
noti per un passato di
insensibilità alle
problematiche ambientali
divenire di colpo
convinti ambientalisti.
omissis
2) E’ Sempre del 2007: Da
Legambiente Nazionale ai
circoli di
Legambiente Italiani Cari
amici,
omissis
battersi per politiche
incisive di riduzione dei
consumi energetici negli usi
industriali come in quelli
civili e residenziali;
battersi per un pieno
decollo delle nuove fonti
rinnovabili, a cominciare
dal solare termico e
fotovoltaico e dall´eolico.
In questo contesto, mentre
è certamente legittimo, anzi
è doveroso, che noi
vigiliamo perché gli
impianti eolici, e anche
solari fotovoltaici, siano
localizzati in modo da non
deturpare visivamente zone
di particolare pregio
paesistico, è invece del
tutto inammissibile che
nostri circoli - come
avvenuto in particolare in
Puglia - sostengano o
addirittura promuovano
proposte di moratoria sui
nuovi impianti eolici e
fotovoltaici, oppure
appoggino o chiedano
referendum per impedire la
realizzazione di tali
impianti. Tali iniziative
inevitabilmente danno il
senso di un´opposizione
generale a queste
infrastrutture,
indispensabili per una
politica energetica
"ambientalista". Per
l´eolico come per il
fotovoltaico, dobbiamo
contrastare in ogni modo chi
si oppone ai nuovi impianti
con un´idea per cui nei
territori che sono in
surplus di energia occorre
prima di tutto ridurre la
produzione. La diffusione di
queste infrastrutture è
infatti una condizione
decisiva per mettere in
campo "qui ed ora" una
prospettiva energetica
alternativa.
Proprio in questi giorni è giunta la notizia che la Spagna, investendo su eolico e solare fotovoltaico, ha superato con queste fonti la produzione proveniente dalle centrali nucleari. Questo è il futuro energetico per il quale tutti noi dobbiamo batterci, e ogni circolo, ogni regionale devono sentirsi impegnati per fare dei loro territori luoghi di eccellenza in tale direzione. Questo vale per ogni nostra struttura e vale dunque, anche, per i circoli della Puglia. Sostenere - qualche circolo pugliese lo fa - che prima di realizzare impianti energetici che utilizzano fonti rinnovabili occorre ridurre la produzione energetica in surplus delle centrali tradizionali, secondo un principio di "autarchia" energetica, è tra l´altro una pozione azzardata in sé: cosa succederebbe se si applicasse lo stesso criterio per altre risorse, per esempio per l´acqua che la Puglia acquisisce largamente da altre regioni?
L´assoluta centralità della questione energetica per il futuro sostenibile dell´Italia e dunque per l´impegno di Legambiente, impongono su questi temi un maggiore coordinamento tra circoli, regionali e direzione nazionale, specialmente evitando esternazioni "targate" Legambiente in contrasto con la posizione dell´associazione.
Cordiali saluti
Roberto Della Seta, Presidente nazionale Legambiente
Edoardo Zanchini, Responsabile nazionale energia Legambiente
Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia
Come si può costatare non si parla di paesaggio rurale o d’agricoltura ma solo di tutela delle zone “particolarmente pregiate”, oggi la Puglia rischia la distruzione…. a Legambiente ci sono voluti tre anni per accorgersene… meglio tardi che mai. Forse, un po’ d’autocritica non guasterebbe ….
Bisogna anche dire che è inopportuno e poco corretto che proprio Francesco Tarantini scarichi parte delle responsabilità sulla Regione Puglia visto che l’ex assessore Losappio unico e principale responsabile del settore energetico nel primo governo Vendola era in rapporti di assoluta e totale collaborazione con Legambiente a cui ha versato tanti contributi in denaro per fare iniziative sul territorio e con cui ha partecipato ad innumerevoli momenti di promozione di solare ed eolico. Nessuno si è accorto che in un settore così importante si fanno prima regole certe ed inoppugnabili e poi si parte con le concessioni.
Elio Lanzillotti
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I pericoli e gli errori della politica sulle energie alternative in Puglia
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I grandi uomini e, qualche volta, i grandi politici si distinguono anche perché sanno ammettere i propri errori. Così dovrebbe fare anche Vendola al principio della sua nuova esperienza amministrativa: ammettere i propri errori, ossia rivedere le sue posizioni proprio in uno di quei campi che più hanno caratterizzato la sua azione passata. Si tratta della questione ambientale ed in particolare delle energie alternative.
Qualora non si creeranno immediatamente le condizioni per una seria regolamentazione di questo settore, la Puglia sarà non solo la regione italiana con il più alto numero di impianti solari ed eolici, ma anche quella che avrà letteralmente distrutto il suo “paesaggio” e la propria economia per l’inevitabile crollo delle attività legate al turismo e all’agricoltura.
Che le energie alternative siano cosa buona e giusta non è in discussione, ma questo non vuol dire che la realizzazione degli impianti debba provocare uno “scempio ambientale” senza paragoni e che debba prescindere dai seguenti fattori:
1 - Il paesaggio. Rappresenta, insieme alla tutela della biodiversità, l’elemento più importante per la protezione della natura. È facile costatare come e in quale misura, con i campi eolici e fotovoltaici, si siano danneggiate numerose zone di pregio paesaggistico, con conseguenti ricadute sul turismo, risorsa essenziale per la Puglia.
2 - Inquinamento da carbone. La Puglia “produce e vende”, già allo stato attuale, enormi quantità d’energia da carbone. I nuovi impianti dovrebbero essere sostitutivi, ossia dovrebbero contribuire alla diminuzione della produzione a carbone e non andarsi a sommare ad essa, con l’unico risultato di aumentare la produzione complessiva senza diminuire l’inquinamento.
3 - La criminalità organizzata. I miliardi d’euro in gioco e gli incentivi statali mettono in moto gli appetiti di lestofanti e speculatori di ogni tipo, ma anche e sopratutto della criminalità organizzata.
4 - La certezza delle regole. In un settore così delicato ed importante le azioni amministrative devono essere nella sostanza – e non solo nella teoria – inoppugnabili. In altre parole, non si deve mai verificare che eventuali ricorsi, anche del governo nazionale (cfr. moratoria), possano creare situazioni di assoluta confusione e di vuoto legislativo.
5 - Le produzioni agricole. La possibilità di utilizzare i terreni per la produzione energetica ha portato ad un sostanziale crollo dei prezzi, e conseguentemente delle stesse produzioni, di grano, olio, uva. È facile comprendere che non si tratta di una semplice combinazione.
6 - Gli oliveti secolari. Ci si chiede qual è l’impatto della “sregolata” politica energetica sugli oliveti secolari: a cosa serve una legge di tutela degli oliveti se poi, tra impianti solari e rotonde stradali, gli olivi sono spiantati a migliaia?
7 - L’inquinamento da cemento armato. Sarebbe il caso di controllare quale sia la quantità complessiva di cemento armato utilizzato per le basi delle pale eoliche e per i supporti dei pannelli solari. Fa inoltre un certo effetto pensare che parte di quelle migliaia di tonnellate di cemento è prodotto con le ceneri delle centrali a carbone.
Si può ben comprendere il ruolo della cattiva politica, in questo strano gioco. Viene però da chiedersi quale sia stato il comportamento delle grandi associazioni ambientaliste. Queste, per propria natura e statuto, si propongono di vigilare sull’operato della politica stessa, nell’unico interesse della salvaguardia dell’ambiente. In una situazione come quella pugliese, esse avrebbero dovuto, prima di chiunque altro, lanciare un grido d’allarme e denunciare gli scempi e le contraddizioni della politica energetica pugliese. Al contrario, non solo questo non è avvenuto, ma alcune delle associazioni hanno preso parte al “grande affare”, influenzando le scelte con una propaganda fatta d’inesistenti certezze, e diventando addirittura comproprietarie di società che operano nei vari settori delle energie alternative. Inutile dire che quando chi si propone come vigile controllore è lo stesso soggetto che deve essere controllato, saltano le necessarie garanzie d’imparzialità e d’efficacia dell’azione di controllo.
Questa è una cosa che accade spesso nel nostro paese ed è basata sulla confusione della positività del fine di un’azione con la garanzia che quella azione stessa sia portata avanti correttamente. È come dire che un associazione di volontariato, per il solo fatto di avere degli scopi buoni e condivisibili agisce sempre correttamente, non sbaglia mai ed è composta solo da persone integre e mai disoneste. Analogamente, poiché le energie pulite sono qualcosa di positivo , allora si possono realizzare impianti ovunque e comunque, anche a discapito dell’ambiente stesso, delle regole e dei controlli.
Il governatore Vendola ha ancora la possibilità di salvare la nostra Regione, ha attorno a se persone capaci che, opportunamente delegate, possono affrontare e risolvere il problema, estromettendo i cattivi consiglieri ed i falsi ambientalisti interessati più al ruolo di “mercanti del tempio” che al bene della nostra Regione.
Elio Lanzillotti
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Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
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Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno.
Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del
Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato).
A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine.
Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”.
Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa).
hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore.
Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti.
Questo sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale.
Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.

In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree.
3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia
per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti.
Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette.
Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare.
Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
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CAROVIGNO: UNA «TERRA
PATTUMIERA»
TRA CARBONE E NUCLEARE E LE TRIVELLAZIONI IN MARE
Intervista a Elio Lanzillotti
del dipartimento regionale Ambiente IDV Puglia

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Torchiarolo da guinness dei primati
I caminetti bruciano troppa legna ed inquinano
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Da un po’ di giorni sulla stampa si parla di Torchiarolo (Brindisi) e della sua aria inquinata, titolando così: “TORCHIAROLO- L’ARIA È INQUINATA COLPA DEI CAMINETTI” si evidenzia che dai risultati di un monitoraggio dell’ARPA risulta che nel comune di Torchiarolo vi è un inquinamento dovuto alle polveri sottili da combustione di legno tre volte superiore al normale.
A tal proposito mi torna opportuno fare alcune considerazioni:
Prima di tutto la questione viene presentata come se, prima di questo studio, si pensasse che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) fosse dovuto, per la nostra provincia, unicamente agli stabilimenti industriali ed in particolare alla centrale Enel di Cerano. Da sempre si sa che questo tipo di inquinamento è causato dai motori diesel e dalla combustione del legno, anche se la presenza in zona di insediamenti industriali contribuisce ad un aumento di inquinanti. La stampa tutta fa riferimento alla relazione di ARPA PUGLIA (dipartimento di Brindisi) sui risultati di un monitoraggio sul PM10 nei comuni di Brindisi, S. Pancrazio Salentino, Torchiarolo, e di una località rurale in provincia di Lecce , S. Maria Cerrate.
Da questo monitoraggio, effettuato nel periodo marzo-aprile 2008, risulta che nel Comune di Torchiarolo i valori di PM10 dovuti alla combustione di legna sono mediamente tre volte superiori a quelli delle altre località. Quindi a Torchiarolo qualcosa non funziona….si brucia troppa legna…bisogna indagare ed è giusto che si faccia.
Mi pare anche doveroso sottolineare alcune cose che nella relazione tecnica di ARPA lasciano perplessi ed in particolare: “I valori particolarmente elevati di levoglucosano rilevati a Torchiarolo possono dipendere da diversi fattori:
- presenza di sorgenti locali prossime alla centralina (a riguardo si segnala la presenza di diversi camini nelle immediate vicinanze della centralina);
- prevalenza nel periodo di campionamento selezionato dei settori sottovento al centro abitato, come mostrato nell’analisi anemologica;
- probabile presenza dell interferente chimico arabitolo sulle misure di levoglucosano condotte con
la tecnica HPAEC-PAD………”.
In sostanza la centralina di Torchiarolo potrebbe essere inaffidabile soprattutto perché posizionata troppo vicino a fonti inquinanti.
Dalla relazione si evince anche che l’Università di Milano ha fornito i risultati delle analisi dopo un anno… sono questi i tempi di una ricerca? Quanto tempo passerà ancora per avere i risultati delle opportune verifiche per farci capire se Torchiarolo deve entrare nel Guinness dei primati per il consumo di legna da ardere? oppure se siamo in presenza di dati falsati?
Sarebbe bello sapere se l’ARPA Lombardia ha gli stessi tempi di ricezione dati come l’ARPA Puglia. Purtroppo proprio per la Puglia, in particolare per le Provincie di Taranto e di Brindisi esiste una sola realtà ed è quella rappresentata proprio dall’ARPA: nel rapporto sulle emissioni presentato l’11-5-2009
• Primi in Italia per emissioni di ANIDRIDE CARBONICA (il 21,23% del totale nazionale viene emesso in atmosfera da industrie che hanno sede in Puglia);
• Primi in Italia per emissioni di BENZENE (46,13% del totale nazionale);
• Primi in Italia per emissioni di IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (95,48%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI AZOTO (19,63%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI ZOLFO (23,27%);
• Primi in Italia per emissioni di MONOSSIDO DI CARBONIO (81,11%);
• Primi in Italia per emissioni di PARTICOLATO (62,23%);
• Primi in Italia per emissioni di DIOSSINE (PCDD, PCDF) (91,96%);
Al danno si aggiunge la beffa. In questi ultimi anni la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione di energia alternativa (eolico e solare) senza che ciò abbia comportato una riduzione dell’energia prodotta dal carbone. (si rammenti sempre che esportiamo l’80% dell’energia prodotta).
Recentemente GREENPEACE internazionale ha manifestato, scalando con i suoi volontari le ciminiere della centrale ENEL di Cerano, per rendere chiaro a tutti che la centrale a carbone di Brindisi è fra i siti più inquinanti d’ Europa. I primi a protestare sono stati i sindacati! Giustissimo!
Senza dubbio per gli operai è meglio morire di tumore tra 20 anni anziché morire di fame subito.
Elio Lanzillotti
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